Balun d'Or
 
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I GRECI  
Il gioco della palla era particolarmente in uso preso i Greci. Omero è il primo a fornirne una descrizione in due famosi passi dell’Odissea.
E’ Nausicaa, figlia del re dei Feaci, a giocare con le sue amiche sulla spiaggia dell’isola, svegliando, con grida di gioia, Ulisse dormiente.
“Ma, spento della mensa ogni desìo, Una palla godean trattar per gioco […] Nausica in man tolse la palla, e ad una Delle compagne la scagliò: la palla Desvïossi dal segno a cui volava, E nel profondo vortice cadé.
Tutte misero allora un alto grido, Per cui si ruppe incontanente il sonno Nel capo a Ulisse; che a seder drizzossi Tai cose in sé volgendo: Ahi fra qual gente Mi ritrovo io?” (Odissea, libro VI).
Successivamente, lo stesso Ulisse assiste ad uno spettacolo, durante il quale, inframmezzato da danze, si disputa un incontro agonistico con la palla.
In epoca greca si erano sviluppate varie discipline del gioco della palla, caratterizzate da diversi nomi, regolamenti ed attrezzi (“sfodra micrà”, “feninda”…) ma, allo stesso tempo, accomunate da una forte valenza sociale, che richiamava intere cittadinanze negli sferisteri (sphaeristeria) e nelle piazze (agorà).
Questo gioco di squadra implicava un livello di socialità piuttosto raro in altre discipline sportive e uno spirito di corpo profondamente radicato.
Fra gli altri, degno di nota è il gioco dell’“expìskiros”, nel quale risultava vincitrice la squadra che riusciva a lanciare la palla oltre una linea tracciata alle spalle della squadra avversaria: si tratta, con ogni probabilità, dell’antenato della moderna “intra” o “cielo”.



I ROMANI
I Romani ereditarono dai Greci la passione per il gioco della palla, come evidenziano diversi passi dell’opera satirica di Marziale.
Le partite erano disputate all’interno di strutture apposite generalmente costruite nell’ambito di comprensori termali o all’interno del Campo Marzio, chiamate sphaeristeria, nome presumibilmente coniato da Plinio il Giovane.

Fra le diverse specialità, particolarmente popolare era la “pila paganica”, davvero diffusa nei villaggi contadini, tanto che il commediografo Plauto, in una sua opera, descrive la “ressa che si faceva intorno ad alcuni infervorati giocatori di palla”.
Questi colpivano la palla fatta di cuoio ma ripiena di piume con la mano protetta da nastri di cuoio e corda.



 
I MESOAMERICANI
Fra i popoli antichi del Centro America (Maya, Inca, Aztechi) era molto diffuso il gioco della palla.
La pratica di queste attività aveva una forte valenza religiosa: i giocatori simboleggiavano esseri soprannaturali che si intrattenevano in cielo (campo da gioco) con il sole (la palla).
Lo scopo del gioco era quello di lanciare la palla attraverso un anello, che simboleggiava l’incrocio di un astro con la terra. Pare però che, al di là della dimensione divina, il gioco si accompagnasse ad un ben più concreto mercato delle scommesse, fiorente soprattutto nell’attuale Messico.



IL MEDIOEVO
La “paganica”, il gioco più popolare presso i Romani, ha continuato ad essere praticato durante il Medioevo.
Mentre gli aristocratici, dediti al mestiere delle armi, preferivano i colpi di asta e di spada nelle giostre e nei tornei, il popolo mantenne la passione per il gioco della piccola palla di cuoio nelle vie e nelle piazze.
Infatti la paganica ben si adattava alle strette vie ed alle piccole piazze dei borghi medievali.



IL RINASCIMENTO
Nella paganica, la palla veniva generalmente colpita a mani nude o protette con panni di lana, come descrive Antonio Scaino di Salò in un trattato del 1555 dedicato ad Alfonso d’Este, e, per questo, era considerata poco adatta alle delicate mani della nobiltà: questa, così, aveva iniziato a proteggere la mano ed il polso impugnando un bracciale di legno.




Nasceva così il Pallone col Bracciale, che veniva eseguito con il sistema delle “cacce”, ancora utilizzato oggi. Per questo gioco veniva adoperata una palla molto grande, delle dimensioni circa di un pallone da calcio, ma esistevano anche altre tipologie che utilizzavano delle sfere più piccole.
Una di queste era la “pilotta”, la quale veniva colpita con una sorta di pala di legno intagliato, munita di una impugnatura di cuoio, che prendeva il nome di “scanno”.
Si tratta probabilmente dell’antenato del tamburello.




Un altro gioco infine, molto praticato, era quello della “pallacorda” dove una pallina piccola e soda doveva essere scagliata,con le mani o con una racchetta, al di là di una rete tesa in mezzo ad un campo rettangolare.
La pallacorda ebbe un enorme successo, soprattutto presso le corti francesi ed è universalmente considerato il progenitore del moderno tennis.
Le partite venivano disputate non solo negli appositi sferisteri, molti dei quali vennero costruiti in questo periodo, rispettando lo stile neoclassico in voga, ma anche e soprattutto nelle corti e lungo le mura dei bastioni.



VERSO I GIORNI NOSTRI
Il pallone con il bracciale, pur in un periodo di decadenza delle pratiche sportive in generale, ha continuato ad essere ritenuto l’unico vero gioco in molte parti d’Italia.
Le fonti storiche ci dicono che fosse molto praticato soprattutto a Firenze, dove venne ertto un nuovo sferisterio (1618), a Bologna e a Roma.
Qui in particolare vennero organizzati molti tornei e manifestazioni per volere e diletto dei Papi.
E’ noto l’episodio che ha coinvolto il celebre pittore Caravaggio, il quale si è macchiato di un omicidio a seguito di un diverbio sorto durante una sfida di pallone.
Anche Antonio Canova, nei suoi “Quaderno di Viaggio”, dedica alcune pagine alla descrizione di una disfida del pallone.
Nell’800 sono stati costruiti nuovi sferisteri, tra cui al monumentale di Macerata (iniziato nel 1820) e quello di Bologna.
Inoltre in questo periodo ci furono importanti rivoluzioni per quanto riguarda il regolamento:si smise di giocare col sistema delle “cacce” passando a quello al “cordino” per rendere più avvincente l’incontro.
Solo in Piemonte, dove si usava un pallone più leggero e un bracciale più piccolo si continuò ad usare le “cacce” e a giocare un quadriglie anziché in terziglie.
Verso la fine dell’800, con l’invenzione della gomma vulcanizzata, furono fabbricati i primi palloni di gomma, che hanno permesso di sostituire il bracciale piccolo piemontese con una protezione più leggera di strisce di stoffa e cuoio, alla portata di un numero maggiore di praticanti, mentre nel centro Italia si continuato adc utilizzare il classico bracciale.
Il primo campionato italiano di Pallone Elastico si è svolto nel monumentale “Stadium” di Torino nel 1912 e nel 1920 fu fondata la prima “Federazione Pallonistica Italiana”, mentre l’attuale Fipap fonda le sue origini nella Unione Italiana Pallone Elastico del 1951.
Accanto ai campionati federali disputati “alla lunga” negli sferisteri, nelle campagne e nei paesi trovava nuova linfa la pallapugno “alla pantalera”, che consentiva di sollevare spazi ridotti (piazze, vie, cortili), con l’ausilio di un asse posto obliquamente e sollevata da terra (appunto la pantalera) che riproduce il tetto di una casa, sul quale un giocatore detto “campau” lancia la palla per dare il via al gioco.

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